Testimonianze critiche
Dagli scavi della memoria

Dagli scavi della memoria

… Luciana Mataolon, “fa arte”  per vocazione, costantemente sollecitata da un impetuoso bisogno di comunicare con l’uomo e con la società. Di esprimere il suo mondo interiore, il suo pensiero, i suoi stati d’animo, la sua tormentata visione delle inquietanti realtà che ci circondano. Alcuni critici insistono da tempo nel collocarla tra gli astrattisti, ma io credo che le fonti più feconde della sua ispirazione debbano essere ricercate nell’area del surrealismo onirico e psicologico: la stessa che attirò Manritte, Picabia, Arp, Man Ray, Duchamp, Max Ernst, Klee, Masson, Roy, Bellmer, Brauner, Styrky. E gli addentellati, infatti, non mancano.

 

Quasi un cordone ombelicale che unisce l’uno all’altro una cinquantina dei più rappresentativi e intelligenti artisti del nostro secolo. Certo, Luciana Matalon è affascinata anche dalle “geometrie cosmiche”, dai “labirinti” della psiche, dai linguaggi cibernetici, ma si tratta comunque di un’influenza formale, materia e plastica, non contenutistica. Perché, nel groviglio dei segni e delle immagini quasi allucinate che da questi emergono, in quasi tutte le opere di Luciana c’è, evidente, inconfondibile, una soffusa, raffinata, poetica surrealista, l’osservatore attento ed esperto non avrà difficoltà ad individuarla.