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Alberto Burri - La sezione aurea dei cellotex (25/11/2006 -31/01/2007 )

 

Promossa dal Museo Fondazione Luciana Matalon di Milano in collaborazione con la Fondazione 
Palazzo Albizzini Collezione Burri di Città di Castello, s’inaugura sabato 25 novembre 2006, la mostra 
Alberto Burri: la sezione aurea dei cellotex. La mostra sarà divisa in due sezioni: saranno presenti opere 
uniche – dieci quadri Cellotex degli anni ‘70/’90– fra le quali il bozzetto utilizzato dalla filatelia delle poste 
francesi per la realizzazione di un francobollo commemorativo, e la grafica, con una serie limitata di dieci 
Multiplex del 1971. 
Alberto Burri è uno degli artisti italiani più importanti del Novecento, uno dei protagonisti dell’informale 
europeo. 
Laureato in medicina, inizia a dipingere durante la guerra, quando viene fatto prigioniero dagli alleati in 
Tunisia ed internato in un campo in Texas. Tornato in Italia nel 1946, abbandona la professione di medico, 
per dedicarsi definitivamente alla pittura. 
Dal 1977 in avanti le forme in rilievo della tela di sacco, della plastica bruciata o dei cretti, cedono il posto 
alle campiture regolari dei Cellotex e al cromatismo degli ultimi grandi cicli. Come Burri amava ripetere, il suo 
primo quadro era anche l’ultimo. 
La sua visione dell’arte fu una soltanto: indagare la materia per trovare la bellezza, mai sfruttarla per la 
rappresentazione di un dramma esistenziale. 
Negli anni ottanta e novanta – sull’onda di un generico ritorno alla pittura - il colore (mai abbandonato) 
invade prepotentemente il suo lavoro: un colore affidato, appunto, ai grandi trittici di cellotex – superfici 
compresse di segatura e colla - in cui il cromatismo esplode in tutto il suo fulgore: “La resa dei conti radicale 
con la materia e con la forma Burri – scrive Italo Tomassoni nel catalogo della mostra – la consuma proprio 
nel deserto acromo del cellotex, stella collassata nella quale, all’interno, sprofonda tutto il passato… La 
scoperta del cellotex dunque non è soltanto la conclusione della parabola creativa burriana, ma 
probabilmente anche il suo irripetibile vertice. Colori, materia, superfici, luci, proporzioni e differenziazioni 
percettive – scrive Italo Tomassoni -, si offrono come il naturale rivelarsi della scena estrema del 
rappresentare colto alla conclusione dell’astrazione novecentesca, che dice che l’avvenire della pittura è 
ancora la pittura. Una pittura che non ha più nulla a che fare con la commedia dell’arte.” 

Promossa dal Museo Fondazione Luciana Matalon di Milano in collaborazione con la Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri di Città di Castello, s’inaugura sabato 25 novembre 2006, la mostra Alberto Burri: la sezione aurea dei cellotex. La mostra sarà divisa in due sezioni: saranno presenti opere uniche – dieci quadri Cellotex degli anni ‘70/’90– fra le quali il bozzetto utilizzato dalla filatelia delle poste francesi per la realizzazione di un francobollo commemorativo, e la grafica, con una serie limitata di dieci Multiplex del 1971. 

Alberto Burri è uno degli artisti italiani più importanti del Novecento, uno dei protagonisti dell’informale europeo. Laureato in medicina, inizia a dipingere durante la guerra, quando viene fatto prigioniero dagli alleati in Tunisia ed internato in un campo in Texas. Tornato in Italia nel 1946, abbandona la professione di medico, per dedicarsi definitivamente alla pittura. Dal 1977 in avanti le forme in rilievo della tela di sacco, della plastica bruciata o dei cretti, cedono il posto alle campiture regolari dei Cellotex e al cromatismo degli ultimi grandi cicli. Come Burri amava ripetere, il suo primo quadro era anche l’ultimo. 

La sua visione dell’arte fu una soltanto: indagare la materia per trovare la bellezza, mai sfruttarla per la rappresentazione di un dramma esistenziale. Negli anni ottanta e novanta – sull’onda di un generico ritorno alla pittura - il colore (mai abbandonato) invade prepotentemente il suo lavoro: un colore affidato, appunto, ai grandi trittici di cellotex – superfici compresse di segatura e colla - in cui il cromatismo esplode in tutto il suo fulgore: “La resa dei conti radicale con la materia e con la forma Burri – scrive Italo Tomassoni nel catalogo della mostra – la consuma proprio nel deserto acromo del cellotex, stella collassata nella quale, all’interno, sprofonda tutto il passato… La scoperta del cellotex dunque non è soltanto la conclusione della parabola creativa burriana, ma probabilmente anche il suo irripetibile vertice".

Burri ha avuto sempre grande considerazione per l'incisione: della dine degli anni Settanta sono le sue prime serigrafie e litografie, tecniche amate dall'artista perchè particolarmente idonee a ottenere stesure compatte e assolutamente omogenee di colore. "Colori, materia, superfici, luci, proporzioni e differenziazioni percettive – scrive Italo Tomassoni - si offrono come il naturale rivelarsi della scena estrema del rappresentare colto alla conclusione dell’astrazione novecentesca, che dice che l’avvenire della pittura è ancora la pittura. Una pittura che non ha più nulla a che fare con la commedia dell’arte.”