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Venanzo Crocetti - L’Odissea classica (26/10/2006 -21/11/2006 )

Promossa dal Museo Fondazione Luciana Matalon di Milano in collaborazione con il Museo Fondazione 
Venanzo Crocetti di Roma, s’inaugura il 26 ottobre 2006, la mostra antologica L’Odissea classica di 
Venanzo Crocetti. Curata da Floriano De Santi, la mostra raccoglie venti sculture e ventiquattro disegni, 
cioè una cospicua panoramica della produzione artistica di Crocetti in oltre settanta anni di attività creativa. 
Artista precoce e fecondo durante tutta la vita, Crocetti conciliò l’attività artistica a quella didattica, 
succedendo ad Arturo Martini nella cattedra di scultura all’Accademia di Belle Arti di Venezia. Da Arturo 
Martini ereditò, almeno inizialmente, la lezione artistica, evidente soprattutto in alcuni bronzi degli anni 
trenta, ma per distaccarsene subito, appropriandosi della materia nello sbocciare finalmente di uno stile del 
tutto personale, che resterà caratteristico della sua maniera fino alle ultime opere. 
Siamo qui in un mondo straordinario di forme pure, di figure plasmate in un bronzo che vibra e danza, in 
un’atmosfera musicale e poetica. Legato profondamente a tematiche bucoliche e classiche, i soggetti 
vengono da lui trasformati in archetipi, ma non senza rinunciare ad una forte componente romantica. 
In sculture quali Pescatorello del 1934, Bagnante del 1942, bozzetto della Porta dei Sacramenti per la 
Basilica di San Pietro del 1958 e Ragazza allo specchio del 1980 – tanto per citare alcuni capolavori 
esposti in questa retrospettiva milanese – il pensiero artistico di Crocetti è come oscillante tra due poli 
nitidamente essenziali ma almeno in superficie distanziati: per un verso, c’è l’immaginazione che trasloca il 
proprio obiettivo tra le forme della memoria; per un altro verso, il legame con la contemporaneità permane 
addentro all’impressione. 
Non che il Maestro incidendo nel repertorio della tradizione (il Rinascimento fiorentino, Degas e Medardo 
Rosso) abbia esaurito le tracce e i dispositivi che s’accordassero con la sua natura. Solo che l’immagine, 
nelle sue opere, arriva a un grado tale di bellezza da andare a comporre il perfetto splendore di bronzi e di 
fogli, in cui il riferimento tocca indifferentemente il contingente e l’essenziale, il passato e il presente. 
Venanzo Crocetti nasce il 3 agosto del 1913 a Giulianova (Teramo). A soli 17 anni, espone le sue sculture 
per la prima volta alla Mostra Nazionale dell’Animale nell’Arte. Nel 1932 vince il concorso di scultura 
dell’Accademia di San Luca. Nel 1934 viene invitato alla Quadriennale di Roma e alla Biennale di Venezia, 
dove, nel 1938, vince il Gran Premio della Scultura. Nel 1946 eredita la cattedra di Arturo Martini 
all’Accademia di Venezia. Nel 1965 viene inaugurata la Porta dei Sacramenti da Papa Paolo VI. Nel 1984 
s’inaugura, negli spazi della Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele, una grande mostra antologica. Nel 1992 
l’Ermitage gli dedica una sala permanente, dove vengono esposti nove bronzi e dieci opere. 
Muore a Roma il 3 febbraio del 2000. 

Promossa dal Museo Fondazione Luciana Matalon di Milano in collaborazione con il Museo Fondazione Venanzo Crocetti di Roma, s’inaugura il 26 ottobre 2006, la mostra antologica L’Odissea classica di Venanzo Crocetti. Curata da Floriano De Santi, la mostra raccoglie venti sculture e ventiquattro disegni, cioè una cospicua panoramica della produzione artistica di Crocetti in oltre settanta anni di attività creativa. 

Artista precoce e fecondo durante tutta la vita, Crocetti conciliò l’attività artistica a quella didattica, succedendo ad Arturo Martini nella cattedra di scultura all’Accademia di Belle Arti di Venezia. Da Arturo Martini ereditò, almeno inizialmente, la lezione artistica, evidente soprattutto in alcuni bronzi degli anni trenta, ma per distaccarsene subito, appropriandosi della materia nello sbocciare finalmente di uno stile del tutto personale, che resterà caratteristico della sua maniera fino alle ultime opere. 

Siamo qui in un mondo straordinario di forme pure, di figure plasmate in un bronzo che vibra e danza, in un’atmosfera musicale e poetica. Legato profondamente a tematiche bucoliche e classiche, i soggetti vengono da lui trasformati in archetipi, ma non senza rinunciare ad una forte componente romantica. 

In sculture quali Pescatorello del 1934, Bagnante del 1942, bozzetto della Porta dei Sacramenti per la Basilica di San Pietro del 1958 e Ragazza allo specchio del 1980 – tanto per citare alcuni capolavori esposti in questa retrospettiva milanese – il pensiero artistico di Crocetti è come oscillante tra due poli nitidamente essenziali ma almeno in superficie distanziati: per un verso, c’è l’immaginazione che trasloca il proprio obiettivo tra le forme della memoria; per un altro verso, il legame con la contemporaneità permane addentro all’impressione. 

Non che il Maestro incidendo nel repertorio della tradizione (il Rinascimento fiorentino, Degas e Medardo Rosso) abbia esaurito le tracce e i dispositivi che s’accordassero con la sua natura. Solo che l’immagine, nelle sue opere, arriva a un grado tale di bellezza da andare a comporre il perfetto splendore di bronzi e di fogli, in cui il riferimento tocca indifferentemente il contingente e l’essenziale, il passato e il presente. 

 

Venanzo Crocetti nasce il 3 agosto del 1913 a Giulianova (Teramo). A soli 17 anni, espone le sue sculture per la prima volta alla Mostra Nazionale dell’Animale nell’Arte. Nel 1932 vince il concorso di scultura dell’Accademia di San Luca. Nel 1934 viene invitato alla Quadriennale di Roma e alla Biennale di Venezia, dove, nel 1938, vince il Gran Premio della Scultura. Nel 1946 eredita la cattedra di Arturo Martini all’Accademia di Venezia. Nel 1965 viene inaugurata la Porta dei Sacramenti da Papa Paolo VI. Nel 1984 s’inaugura, negli spazi della Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele, una grande mostra antologica. Nel 1992 l’Ermitage gli dedica una sala permanente, dove vengono esposti nove bronzi e dieci opere. Muore a Roma il 3 febbraio del 2000.