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Wolfgang Alexander Kossuth - Lo spazio interiore del mito (04/05/2006 -27/05/2006 )

 

Rainer Maria Rilke aveva coniato un neologismo che indicasse uno spazio comprensivo tanto del mondo 
esterno quanto di quello interiore all’uomo. Il termine era Weltinnenraum, usualmente tradotto come Spazio 
interiore del mondo. 
Sulla scia, è parso pertinente indicare come Spazio interiore del mito quello in cui vengono a collocarsi le 
opere scultoree di W. A. Kossuth, sia riconducibili a personali riletture di miti classici (in realtà 
interiorizzazioni, con successivo riemergere come visualizzazioni), sia derivanti da una personale mitopoiesi, 
dalla trasposizione cioè di quotidianità in cui l’artista coglie valenze simboliche, universali, in una dimensione 
mitica, verso l’assoluto. 
Paradigmatica in proposito è la centralità nella sua opera della figura umana, dell’Uomo in quanto sintesi di 
fisicità e spiritualità, culmine della Creazione, radice e perno di fasi di civiltà quale il Rinascimento. Da 
questa visione nascono la classicità dell’opera di Kossuth, il suo non-accademismo, il suo stesso eclettismo: 
egli non rivisita esperienze artistiche pregresse, non adotta teorie o programmi; resta sempre se stesso, 
individuo creativo che vive la sensorialità come esperienza fondante. Di qui atemporalità, essenzialità 
formale, plasticità, dinamismo, narratività ed insieme tendenza all’astrazione, in quanto la meta è la purezza 
di un’idea che si concreta attraverso una virtuosistica sublimazione della materia nella compiutezza di forme 
significanti armoniose e perfette. 
Come enunciava tempo addietro un altro grande scultore, Pericle Fazzini, anche Kossuth, pur senza 
dichiararlo, aspira a “realizzare non corpi umani, ma figure di spiriti umani che resteranno perennemente fra 
gli uomini come figure di altrettanti stati d’animo universali”. 
 
PIER LUIGI SENNA 

Rainer Maria Rilke aveva coniato un neologismo che indicasse uno spazio comprensivo tanto del mondo esterno quanto di quello interiore all’uomo. Il termine era Weltinnenraum, usualmente tradotto come Spazio interiore del mondo. 

Sulla scia, è parso pertinente indicare come Spazio interiore del mito quello in cui vengono a collocarsi le opere scultoree di W. A. Kossuth, sia riconducibili a personali riletture di miti classici (in realtà interiorizzazioni, con successivo riemergere come visualizzazioni), sia derivanti da una personale mitopoiesi, dalla trasposizione cioè di quotidianità in cui l’artista coglie valenze simboliche, universali, in una dimensione mitica, verso l’assoluto. 

Paradigmatica in proposito è la centralità nella sua opera della figura umana, dell’Uomo in quanto sintesi di fisicità e spiritualità, culmine della Creazione, radice e perno di fasi di civiltà quale il Rinascimento. Da questa visione nascono la classicità dell’opera di Kossuth, il suo non-accademismo, il suo stesso eclettismo: egli non rivisita esperienze artistiche pregresse, non adotta teorie o programmi; resta sempre se stesso, individuo creativo che vive la sensorialità come esperienza fondante. Di qui atemporalità, essenzialità formale, plasticità, dinamismo, narratività ed insieme tendenza all’astrazione, in quanto la meta è la purezza di un’idea che si concreta attraverso una virtuosistica sublimazione della materia nella compiutezza di forme significanti armoniose e perfette. 

Come enunciava tempo addietro un altro grande scultore, Pericle Fazzini, anche Kossuth, pur senza dichiararlo, aspira a “realizzare non corpi umani, ma figure di spiriti umani che resteranno perennemente fra gli uomini come figure di altrettanti stati d’animo universali”. 

PIER LUIGI SENNA