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Melo Consoli - Cielo, acqua e lieve moto d’ali (19/10/2003 -22/11/2003 )

 

La Fondazione Luciana Matalon é lieta di presentare la mostra di Melo Consoli, dal titolo 
“Cielo, acqua e lieve moto d’ali”. 
Melo Consoli, artista catanese di nascita, vive e lavora a Milano dagli anni sessanta, anni in 
cui entra in contatto con l’ambiente di Brera e compie numerosi viaggi all’estero, per studiare 
e assimilare le più importanti espressioni dell’arte moderna e contemporanea. 
La pittura di Consoli parte dalla suggestione del postinformale per poi prendere una direzione 
originale e personale, in cui , nell’uso di forti colori esaltati dalla fisicità e spontaneità del 
tratto, si ritrovano atmosfere vive di paesaggi mediterranei, quelli della sua giovinezza. 
Nonostante l’informalità del gesto, l’artista compone un mondo reale che spesso si associa 
alla visione della natura, cui viene aggiunto un forte lirismo poetico e metaforico. 
Consoli disegna in colore, struttura e spatola, mentre il pennello definisce dettagli e citazioni; 
si tratta di una pittura materica che esalta il colore, le forme, la luce della natura, che non è 
semplicemente paesaggio, ma anche percezioni vive del mutare delle stagioni e 
dell’atmosfera. 
Anche i titoli indicano un’intimo piacere per l’omaggio alla natura: “Giochi nel verde”, “Inverno 
luminoso”, “Iridescenze”, traducono in espressioni cromatiche moti naturali e emozioni. 
La luce è protagonista del dipinto: nel mutamento ciclico dei colori che rivelano la 
metamorfosi delle stagioni e, oltre il lato formale sottolineano il significato evocativo. 
L’altro filo conduttore è lo spazio della memoria, perché egli dipinge non tanto quello che 
vede ma ciò che, avendogli destato sensazioni profonde, si porta nel cuore. 
 La natia Sicilia, la laguna ancora incontaminata di Grado, con i canneti, gli scogli e quei 
bracci di mare che si perdono nel cielo, alcuni paesaggi della Valbrona che lo ricollegano al 
naturalismo lombardo di Piero Giunni. 
Se alcuni lavori contengono riferimenti alla passione coloristica di Nicolas De Stael o al 
naturalismo partecipato di alcune tele di Ennio Morlotti, i suoi “Muri” prendono spunto dalla 
lettura delle poesie che Pasolini ha dedicato alle rovine romane, ai muretti scrostati, 
all’umidità delle pareti incrostate di rosoni e bugnati, aprendo un ventaglio di ricordi sugli 
intonaci che richiudono un pezzo di tempo 

La Fondazione Luciana Matalon é lieta di presentare la mostra di Melo Consoli, dal titolo “Cielo, acqua e lieve moto d’ali”. 

Melo Consoli, artista catanese di nascita, vive e lavora a Milano dagli anni sessanta, anni in cui entra in contatto con l’ambiente di Brera e compie numerosi viaggi all’estero, per studiare e assimilare le più importanti espressioni dell’arte moderna e contemporanea. 

La pittura di Consoli parte dalla suggestione del postinformale per poi prendere una direzione originale e personale, in cui , nell’uso di forti colori esaltati dalla fisicità e spontaneità del tratto, si ritrovano atmosfere vive di paesaggi mediterranei, quelli della sua giovinezza. Nonostante l’informalità del gesto, l’artista compone un mondo reale che spesso si associa alla visione della natura, cui viene aggiunto un forte lirismo poetico e metaforico. 

Consoli disegna in colore, struttura e spatola, mentre il pennello definisce dettagli e citazioni; si tratta di una pittura materica che esalta il colore, le forme, la luce della natura, che non è semplicemente paesaggio, ma anche percezioni vive del mutare delle stagioni e dell’atmosfera. Anche i titoli indicano un’intimo piacere per l’omaggio alla natura: “Giochi nel verde”, “Inverno luminoso”, “Iridescenze”, traducono in espressioni cromatiche moti naturali e emozioni. 

La luce è protagonista del dipinto: nel mutamento ciclico dei colori che rivelano la metamorfosi delle stagioni e, oltre il lato formale sottolineano il significato evocativo. L’altro filo conduttore è lo spazio della memoria, perché egli dipinge non tanto quello che vede ma ciò che, avendogli destato sensazioni profonde, si porta nel cuore. La natia Sicilia, la laguna ancora incontaminata di Grado, con i canneti, gli scogli e quei bracci di mare che si perdono nel cielo, alcuni paesaggi della Valbrona che lo ricollegano al naturalismo lombardo di Piero Giunni. 

Se alcuni lavori contengono riferimenti alla passione coloristica di Nicolas De Stael o al naturalismo partecipato di alcune tele di Ennio Morlotti, i suoi “Muri” prendono spunto dalla lettura delle poesie che Pasolini ha dedicato alle rovine romane, ai muretti scrostati, all’umidità delle pareti incrostate di rosoni e bugnati, aprendo un ventaglio di ricordi sugli intonaci che richiudono un pezzo di tempo.