Archivio mostre
Fausto Melotti - Opere della maturità: sculture e incisioni (02/03/2005 -07/05/2005 )

Dopo alcuni anni di assenza dal panorama espositivo milanese, Fausto Melotti torna protagonista di una 
mostra dedicata alla sua produzione degli anni Sessanta e Settanta. Attraverso una ventina di 
sculture e una trentina d'incisioni, la rassegna tocca i punti nodali della poetica dell'artista focalizzandosi 
sulle ricerche che lo hanno portato verso un'autentica rivoluzione della scultura contemporanea: verso un 
concetto di scultura che rigettava, cioè, la materia ("l'amore per la materia - diceva - non ha niente a che fare 
con l'arte"). La scultura di Melotti è difatti tutta mentale e prende corpo dalla proiezione nello spazio di 
un'idea, destinata a concretizzarsi in un'immagine lieve, come il sogno che l'ha generata. Se nei lavori degli 
anni Trenta visioni di atomi e di elettroni, nostalgie delle sue ricerche scientifiche (si era laureato nel '24 al 
Politecnico di Milano) s'organizzavano in strutture complesse, nei capolavori della maturità l'astrazione si

Dopo alcuni anni di assenza dal panorama espositivo milanese, Fausto Melotti torna protagonista di una mostra dedicata alla sua produzione degli anni Sessanta e Settanta. Attraverso una ventina di sculture e una trentina d'incisioni, la rassegna tocca i punti nodali della poetica dell'artista focalizzandosi sulle ricerche che lo hanno portato verso un'autentica rivoluzione della scultura contemporanea: verso un concetto di scultura che rigettava, cioè, la materia ("l'amore per la materia - diceva - non ha niente a che fare con l'arte"). La scultura di Melotti è difatti tutta mentale e prende corpo dalla proiezione nello spazio di un'idea, destinata a concretizzarsi in un'immagine lieve, come il sogno che l'ha generata. Se nei lavori degli anni Trenta visioni di atomi e di elettroni, nostalgie delle sue ricerche scientifiche (si era laureato nel '24 al Politecnico di Milano) s'organizzavano in strutture complesse, nei capolavori della maturità l'astrazione si fa meno rigorosa, aprendosi a qualche eco di naturalismo. A partire dagli anni Sessanta i suoi motivi mentali - organismi arcani ispirati a temi musicali e a geometrie pure - si configurano infatti secondo uno spirito favolistico. Ne nascono racconti meravigliosi, dove il piacere del gioco di lega al gusto per il dettaglio e le divagazioni nel sogno e nel mito danno alle sue nuove storie un accento più intimo. Fili di ferro, velette e piume, lamine sottili come stagnole, catenine e campanelle disegnano nell'aria figure leggerissime e architetture diafane. "Città sottili", come le definì Calvino che a lui dedicò le sue Città invisibili. Motivi che tornano anche nella produzione grafica - molto ben rappresentata in mostra - e che, più che altrove, svela il suo rapporto speciale con la musica. Lo studio giovanile dell'organo e del pianoforte e le sue particolari riflessioni sul contrappunto e l'armonia ne segnarono in modo indelebile la produzione degli anni a venire. E nelle incisioni il debito è evidente. Melotti sembra usare il foglio come uno spartito, per tracciarvi sinfonie di segni impercettibili. Scorrendo veloce sulla lastra procede per sottrazione, eliminando ogni elemento ritenuto non indispensabile e arrestandosi sulla soglia del deserto con composizioni evanescenti, palpitanti di lirismo.

 

Fausto Melotti è nato a Rovereto nel 1901. Fin da bambino coltivò la passione per la musica. Negli anni della guerra si trasferì con la famiglia a Firenze, dove studiò pianoforte, prima di iscriversi, nel 1918, alla facoltà di Fisica a Pisa. Al termine del conflitto si stabilì a Milano, dove nel 1923 tenne un concerto (con Gino Pollini futuro architetto razionalista) e nel 1924 si laureò in ingegneria. Negli stessi anni cominciò ad interessarsi alla scultura: si iscrisse all'Accademia Albertina di Torino e poi a Brera, dove studiò sotto la guida di Adolfo Wildt ed ebbe tra i suoi compagni Lucio Fontana. Nel 1930 espose alcune ceramiche alla Triennale di Milano. Nello stesso periodo fu tra i fondatori della rivista "Quadrante" e iniziò a frequentare la galleria del Milione, punto d'incontro dei giovani artisti italiani. Al Milione l'artista organizzò una mostra degli allievi della Scuola del Mobile di Cantù e nel 1935 vi tenne la sua prima personale, presentando al pubblico le sue inedite sculture astratte. Sempre nel 1935 aderì al gruppo astratto francese Abstraction- Création, mentre nel 1937 durante un viaggio a Parigi conobbe Kandinsky. Nel 1941 si trasferì per due anni a Roma e nel 1943, di ritorno a Milano, trovò il suo studio distrutto dai bombardamenti. Nell'immediato dopoguerra l'artista si dedicò prevalentemente alla ceramica, mentre negli anni successivi la sua ricerca approdò ai teatrini e alle sculture più narrative. A partire dagli anni Sessanta, dopo un lungo silenzio, la sua opera conobbe una rinnovata fortuna, accompagnata dalla frequente partecipazione a mostre nazionali ed estere. Fausto Melotti è morto a Milano nel 1986.