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Luciana Matalon - Inediti (05/12/2012 -22/12/2012 )

 

Nel corso della sua vasta ed eclettica produzione artistica, la firma stilistica di Luciana Matalon risalta l’abilità nel rendere visivamente l’auspicio di “scavare nella memoria” (da cui prende il nome anche un ciclo di opere) per allargare la polarità naturacultura all’orizzonte atemporale di materia-memoria: “ritorni e recuperi, analogie e corrispondenze, riflessioni e interpretazioni sottendono all’intenzionalità di riattivare un processo ciclico che riguarda la natura umana in tutta la sua estensione spaziotemporale, dalle origini al presente”, per dirlo con le parole del critico d’arte Miklos Varga. O ancora, come mette in luce poeticamente Jolanda Pietrobelli: “‘la natura’ è stupida di fronte all’arte e muta se l’uomo non la fa parlare”. Questo sarebbe il ruolo, secondo Pietrobelli, dei “poeti incantatori”, tra cui annovera Luciana Matalon: “attraverso le sue ‘ruberie’ di antiche radici, attraverso i suoi taccuini di viaggio, porta in superficie ‘vite passate’ dando corpo e materia a figure di ansietà impegnate in rigide mutazioni. […] Quello di Luciana Matalon è un racconto di poeti incantatori, sensibili, attuali che fanno vibrare nella loro liricità i fantasmi della memoria”.

 

 

Luciana Matalon, veneta di nascita, milanese di adozione, esordisce a Milano nel lontano 1968. Artista poliedrica, si dedica a scultura, pittura e creazione di gioielli. Espone in diverse città d’Italia e dal 1970 a New York, Miami, Washington, Parigi, Bruxelles, Lugano, Zurigo, Colonia, Dusseldorf, Madrid, Amsterdam e Tokyo. Si sono interessati alla sua produzione artistica i critici Vincenzo Accame, Martina Corgnati, Giuseppe Curonici, Ferruccio De Bortoli, Armando Ginesi, Ermanno Krumm, Alberico Sala, Roberto Sanesi, Arturo Schwarz, Vittorio Sgarbi, Leo Strozzieri, Miklos N. Varga, Silvio Zanella.

Il Museo Fondazione Luciana Matalon è lieto di presentare dal 5 al 22 dicembre 2012 una selezione di opere inedite di Luciana
Matalon.
Nel corso della sua vasta ed eclettica produzione artistica, la firma stilistica di Luciana Matalon risalta l’abilità nel rendere
visivamente l’auspicio di “scavare nella memoria” (da cui prende il nome anche un ciclo di opere) per allargare la polarità naturacultura
all’orizzonte atemporale di materia-memoria: “ritorni e recuperi, analogie e corrispondenze, riflessioni e interpretazioni
sottendono all’intenzionalità di riattivare un processo ciclico che riguarda la natura umana in tutta la sua estensione spaziotemporale,
dalle origini al presente”, per dirlo con le parole del critico d’arte Miklos Varga.
O ancora, come mette in luce poeticamente Jolanda Pietrobelli: “‘la natura’ è stupida di fronte all’arte e muta se l’uomo non la
fa parlare”. Questo sarebbe il ruolo, secondo Pietrobelli, dei “poeti incantatori”, tra cui annovera Luciana Matalon: “attraverso
le sue ‘ruberie’ di antiche radici, attraverso i suoi taccuini di viaggio, porta in superficie ‘vite passate’ dando corpo e materia a
figure di ansietà impegnate in rigide mutazioni. […] Quello di Luciana Matalon è un racconto di poeti incantatori, sensibili, attuali
che fanno vibrare nella loro liricità i fantasmi della memoria”.
Luciana Matalon, veneta di nascita, milanese di adozione, esordisce a Milano nel lontano 1968. Artista poliedrica, si dedica a scultura,
pittura e creazione di gioielli.
Espone in diverse città d’Italia e dal 1970 a New York, Miami, Washington, Parigi, Bruxelles, Lugano, Zurigo, Colonia, Dusseldorf,
Madrid, Amsterdam e Tokyo. Si sono interessati alla sua produzione artistica i critici Vincenzo Accame, Martina Corgnati, Giuseppe
Curonici, Ferruccio De Bortoli, Armando Ginesi, Ermanno Krumm, Alberico Sala, Roberto Sanesi, Arturo Schwarz, Vittorio Sgarbi, Leo
Strozzieri, Miklos N. Varga, Silvio Zanella.
Ingresso libero

 

 


Ecco le immagini della mostra

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