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Gino Loperfido - DI-MOSTRA...MI ovvero i rebus di Gino Loperfido (13/01/2010 -30/01/2010 )

Il Museo Fondazione Luciana Matalon è lieto di Matalon è lieto di invitarVi al finissage della personale dell’artista Gino Loperfido: 
DI-MOSTRA… MI. 
In questa occasione, il pittore romano coinvolgerà i visitatori in una performance artistica. In mostra due sculture, un’installazione e 
19 tele di grandi dimensioni. 

Il Museo Fondazione Luciana Matalon è lieto di Matalon è lieto di invitarVi al finissage della personale dell’artista Gino Loperfido: DI-MOSTRA… MI. 

In questa occasione, il pittore romano coinvolgerà i visitatori in una performance artistica. In mostra due sculture, un’installazione e 19 tele di grandi dimensioni. 

La scrittrice Marta Breuning ha scritto della sua opera artistica: “il rasa è la linfa vitale che emana dalle cose generate dall’anima alchemica. Tutte le tue opere emanano linfa. E’ una specie di musica… senza suono. E’ chiamata anahata, senza suono. Diventa musica per chi ha i sensi sufficientemente aperti per ascoltarla. Purtroppo viviamo in un mondo in cui i sensi sono soffocati dalla razionalizzazione delle sensazioni e delle emozioni. Sei un musicista degno di grandi opere, ma non hai ancora lacerato l’etere… espressione alchemica che descrive una vera e propria “sanguinazione” del rasa…”. I temi affrontati dal pittore sono vari e significativamente introspettivi.

 

Pittore, scultore e designer di restyling, Gino Loperfido nel 1968 si iscrive alla scuola d’arti ornamentali San Giacomo di Roma, dove segue i corsi di pittura e di scultura conseguendo risultati inaspettati con la tela ma soprattutto con la materia. Nel 1972 si trasferisce a Barcellona, Spagna, dove grazie all’amicizia di un fotografo catalano incontra Salvador Dalì nella sua casa di Figueras. Tornato in Italia, nel 1981 dopo una pausa artistica durata quasi dieci anni, e su consiglio del giornalista Ruggero Orlando, realizza un ritratto per Bettino Craxi, raffigurandolo in una Triade assieme a Nenni e Garibaldi (più sua figlia Stefania). Nel 1995 conosce il critico d’arte Vittorio Sgarbi al quale consegna una sua opera, che lo raffigura assieme ad Abramo Orlandini, con riferimento al programma televisivo Sgarbi quotidiani. Il critico vedendo l’opera dice al suo autore: “è una pittura inquietante… quanto, se non oltre, il tuo cognome”. I suoi quadri sono nelle case delle maggiori personalità della politica e della cultura.

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